Dialogo

Il dialogo

Il dialogo è al centro del secondo percorso che la Fondazione Martini propone nella sezione Educational. La scelta trova continuità con il primo percorso – la cittadinanza -. Infatti per essere cittadini risulta necessario saper dialogare con noi stessi e con chi vive accanto a noi: solo nel dialogo la cittadinanza diviene infatti consapevole di sé, accogliente, solidale.

Obiettivi formativi

Nell’elaborare questo percorso abbiamo tenuto presenti alcuni obiettivi formativi che traggono ispirazione dal Paradigma pedagogico ignaziano e riprendono le competenze-chiave europee:

Struttura del percorso

Qui è possibile scaricare in formato .pdf
la presentazione e la metodologia del percorso
dedicato a questa tematica, a cura di
Federico Defendenti e Agostino Frigerio.

Competenze personali

  • Essere disponibile a rischiare, imparando anche dagli errori e mettendosi costantemente in gioco e in discussione.
  • Essere consapevoli di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri talenti e dei propri valori.
  • Maturare una posizione personale, autonoma e critica attraverso processi di riflessione.
  • Prendere consapevolezza del mondo interiore e averne cura, costruendo spazi di silenzio, riflessione, contemplazione.

 

Competenze sociali

  • Sentire e coinvolgersi in modo attivo nei problemi del nostro tempo.
  • Interrogarsi sulle cause dei problemi del mondo attraverso l’analisi e la ricerca critica.
  • Fare esperienza di un senso di appartenenza all’umanità, confrontandosi con contesti sociali, economici, personali e territoriali differenti.
  • Apprezzare la diversità e il valore proprio di ogni creatura, di ogni tradizione culturale e religiosa, superando i pregiudizi, in un’ottica di dialogo, rispetto reciproco e accoglienza.

 

Competenze metodologiche

  • Sentire la curiosità e il gusto di imparare.
  • Sviluppare la capacità di interiorizzare, rielaborare, integrare, interrogandosi sul “senso che le cose hanno per me”.
  • Esprimere le proprie idee e convinzioni in modo creativo, personale, coraggioso.
  • Mantenere un atteggiamento di ricerca costante e disponibilità a nuovi percorsi di apprendimento e di vita.
  • Imparare ad auto-valutarsi, rileggendo il percorso e il processo come importante luogo di apprendimento, di valorizzazione del positivo e di individuazione del possibile miglioramento.

Martini e il dialogo

Il cardinal Martini ha sempre avuto a cuore il dialogo nelle sue diverse forme ed è stato uno dei suoi capisaldi durante gli anni di episcopato e non solo. Partendo quindi dalle numerose riflessioni è possibile individuare tre atteggiamenti tipici del dialogo che saranno le piste che seguiremo per il nostro percorso didattico:

  1. Ascoltare se stessi e l’altro (e anche l’Altro), per capire cosa accade in me e cosa dice l’altro.
  2. Dialogare con l’altro tramite domande. Questa è una forma di stima, perché l’altro viene in tal modo considerato un vero interlocutore: a ciascuno dei dialoganti interessa conoscere e capire cosa l’altro ha da dire.
  3. Avere una autentica disponibilità ad imparare da tutti, senza pregiudizi o preconcetti.

Viaggio in un arcipelago

Assumendo allora questi tre spunti, proponiamo un percorso esperienziale, che abbia al centro quanto è vissuto quotidianamente dai ragazzi, per dar loro alcuni strumenti di riflessione utili per crescere nell’ascoltare e nel dialogare.

Data la complessità del tema, si è pensato di non dare una struttura rigida al percorso, ma piuttosto di fornire alcuni nuclei tematici, organizzati in Unità didattiche di apprendimento (UDA), che possano stimolare il gruppo classe alla riflessione e al dialogo.

Se per il percorso della cittadinanza si è proposto un itinerario lineare, una sorta di cammino con una partenza e una meta, per il dialogo invece è possibile fare riferimento all’immagine dell’arcipelago. Una serie di UDA, come isole vicine tra loro per tematica e collegabili tra loro, a seconda delle necessità.

Suggeriamo di iniziare con le due UDA denominate Porto di avvio/1: cos’è il dialogo? E Porto di avvio/2: cos’è l’ascolto?, che servono a inquadrare la tematica e a riflettere sulle parole e gli strumenti che usiamo per dialogare e ascoltare. Per approfondire sono presentati alcuni passi dagli scritti del cardinal Martini che possono aiutare docenti e studenti a identificare alcuni punti cardine utili alla riflessione.

Elenco e struttura delle UDA/isole

Le altre UDA o isole che formano l’arcipelago sono:

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Amicizia

parlare e ascoltarsi tra amici

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Spiritualità 1

Ascoltare e parlare con Dio

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Diversità 1

Parlare e ascoltarsi tra diversi (focus sul razzismo)

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Amore

Parlare e ascoltarsi tra innamorati

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Spiritualità 2

Parlare e ascoltarsi tra credenti e non credenti

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Diversità 2

Parlare e ascoltarsi tra diversi (focus sull’Islam)

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Litigio

Conflitto e confronto con gli altri

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Intergenerazionale

Parlare e ascoltarsi tra generazioni

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Solitudine o isolamento?

Parlare con se stessi e ascoltarsi

Le isole Spiritualità 1 e 2, Diversità 1 e 2, Intergenerazionale e Solitudine o isolamento? – attualmente non attive – sono in preparazione.

Ogni isola prevede uno spunto video (o audio) di dialogo riuscito e non riuscito, così da partire da un esempio concreto. Si propone di identificare le caratteristiche dei dialoghi presentati e poi di proseguire con un momento di ricerca pratica dei ragazzi, tramite pc/cellulare/Ipad, di altri esempi di dialogo riuscito o meno. Un suggerimento è quello di dividere la classe in due, per dar vita a una piccola sfida. L’intento è quello di evitare la lezione frontale e di rendere protagonisti gli studenti, sfruttando i linguaggi e gli strumenti più vicini a loro. La difficoltà si colloca ovviamente nel gestire i diversi momenti senza che l’eccitazione da video porti “fuori rotta” la classe.
Per il dialogo nella spiritualità e nella diversità abbiamo predisposto due UDA distinte per far emergere alcune questioni che riteniamo importanti.

Le UDA/isole possono essere selezionate dalla mappa sempre visibile in testa alla pagina.

Suggerimenti metodologici

L’insieme dei testi martiniani rappresenta il cuore pulsante dell’intero lavoro: essi costituiscono il supporto-base del percorso didattico, formando un repertorio da cui partire o cui giungere dopo itinerari che sarà soprattutto la sensibilità pedagogica dell’insegnate, insieme alla disponibilità del contesto-classe, a tracciare e determinare nella loro articolazione e nei loro tempi. Lo sviluppo delle proposte avviene secondo un approccio interattivo e partecipativo, di comune costruzione delle conoscenze e di sviluppo delle competenze, cognitive, metacognitive e relazionali: lo studio e la “riflessione sulle mappe”, questo l’orientamento metodologico sotteso, potrà avvenire dopo o comunque insieme a una opportuna “ricognizione del territorio”, in modo che la conoscenza – sempre sostenuta da una visione etica della vita dei singoli e delle comunità – faccia riferimento più all’esperienza, condivisa e meditata, che a retaggi ideologici e consuetudini interpretative.

Nota sui compiti di realtà

La tematica affrontata si presta molto bene all’utilizzo della tecnica del Debate (https://www.debateitalia.it/), come confronto di opinioni e strumento per allenare gli studenti nella prese di parola in pubblico. Suggeriamo quindi di organizzare alcuni dibattiti, seguendo le regole presentate e su tematiche anche di attualità, per far risaltare come una regolamentazione della parola può evitare il litigio sterile, ma favorire l’ascolto reciproco.

Nel Debate però è bene sottolineare come non vinca “chi ha ragione”, ma “chi rispetta meglio le regole”, senza favorire un punto di incontro tra le due posizioni. Potrebbe essere interessante far riflettere i ragazzi anche su come sia necessario trovare una mediazione tra posizioni diverse, senza dover per forza decretare un vincitore e uno sconfitto.

Un altro compito di realtà che invece spinge i partecipanti a trovare necessariamente un punto d’accordo, dopo una mediazione anche dura, è la simulazione dei lavori del Consiglio di sicurezza dell’ONU o di altri organi sovranazionali. Segnaliamo i CWMUN organizzati da Associazione diplomatici (https://www.diplomatici.it/model-un-area/) e l’esperienza svolta dall’Istituto Leone XIII di Milano (https://www.leonexiii.it/2021/04/15/jesmun-partiti/).

Nota sui collegamenti con altre discipline

Nel presente percorso suggeriamo dei collegamenti con le altre discipline direttamente nei porti di partenza, dato che si tratta di una sola tematica declinata in varie sfaccettature.

Ovviamente il dialogo è una forma letteraria che attraversa le letterature antiche e moderne, partendo dai dialoghi platonici fino al teatro di Pirandello e oltre, passando per Galileo Galilei e Giacomo Leopardi con le Operette morali.
Per la filosofia antica suggeriamo il Cratilo sulla questione del linguaggio e il Fedro per la questione dell’oralità (274A-278E); per la filosofia medievale il “Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano” di Pietro Abelardo; per la filosofia moderna “I dialoghi dell’idiota” e il “Da pace fidei” di Cusano; infine per la filosofia del ‘900 Gadamer con “Verità e metodo”.
Potrebbe essere allora arricchente un’introduzione a più voci della tematica da parte dei docenti di Lettere, Lingue e Filosofia lavorando sulle definizioni di dialogo e di comunicazione dalle varie prospettive di materia, utilizzando anche il materiale fornito nella “nota lessicale preliminare” e facendo riferimento a quanto studiato in classe.
Per gli indirizzi che prevedono materie come Teoria della comunicazione e Storia della musica, sarà preziosa la collaborazione tra diversi docenti, aiutando i ragazzi a riflettere sui diversi canali e linguaggi che possono essere utilizzati per dialogare e comunicare.
In ambito pittorico riferimenti utili per iniziare la lezione possono essere trovati nei quadri di E. Hopper, in particolare “Chop Suey”, “Excursion into philosophy”, “Summer evening” e “Hotel by a railroad” .

Consapevoli che ogni copione va poi interpretato, più che recitato o eseguito, confidiamo che questa proposta possa contare su considerazioni, aggiustamenti, integrazioni condivise con coloro che la vorranno sperimentare, così da poterla rendere più pregnante e stimolante.

Nota sul lessico

Nei testi proposti si usano ripetutamente le espressioni comunicazione, informazione, dialogo.

Come è facilmente comprensibile, si tratta di parole dai significati diversi ma nell’uso consueto sovente sfocati e talvolta sovrapponibili, fonte quindi di possibili fraintendimenti.

Consapevoli dell’impossibilità di giungere a definizioni univoche, per cercare di orientare la nostra “navigazione” proponiamo un’interpretazione dei termini che può aiutare a tenere distinti i loro significati, ma anche a favorire – in alcuni casi – una loro prossimità, quando il contesto testuale lo richiede.

Comunicare vuol dire mettere in comune messaggi e informazioni con altre persone. La parola comunicazione deriva dal latino communico (“mettere in comune, concertare”) e da communicatio (“partecipare, scambiare”), ed anche nelle sue accezioni più attuali conserva molti tratti della sua origine.

I diversi approcci teorici (in particolare gli studi di Roman Jakobson e di Paul Watzlawick) mettono in evidenza che la comunicazione avviene sempre e comunque anche quando, paradossalmente, con il silenzio o l’isolamento si presume di interromperla. La comunicazione è inevitabile, dunque, cioè indipendente dalla volontà degli interlocutori.  Un secondo principio generale delle teorie della comunicazione è stato formulato da Gregory Bateson: in ogni atto comunicativo sono compresenti due dimensioni, una di contenuto, l’altra di relazione. Questo significa che la comunicazione mette in comune informazioni, notizie, opinioni, idee, ed insieme il tipo di relazione che lega gli interlocutori. In questo senso si può dire che la comunicazione – oltre ad essere inevitabile – non può presumersi “neutra”: sarà sempre, in un qualche modo, connotata come cura o indifferenza, amicizia o ostilità, e così via. In genere si considera che i messaggi di contenuto sono per lo più trasmessi verbalmente mentre quelli di relazione sono iscritti nei linguaggi extraverbali (corporei, iconici, gestuali).

In un certo senso allora la comunicazione comporta una modificazione dello “spazio” cognitivo ed emotivo degli interlocutori e quindi origina un duplice processo interpretativo, di decodifica (dal codice usato al loro significato) ed insieme di attribuzione di senso.  La comunicazione è dunque una relazione complessa tra persone (di carattere cognitivo, spirituale, emozionale, operativo, ecc.), che istituisce tra di esse dipendenza, partecipazione e comprensione, unilaterali o reciproche.

Carlo Maria Martini, sempre preoccupato che i canali comunicativi tra le persone non si interrompano mai e che al tempo stesso l’eccesso di comunicazione non vanifichi l’autenticità della relazione comunicativa, afferma: comunicazione è la possibilità per la persona singola o per i gruppi di offrire all’attenzione comune un proprio originale contributo e, quindi, di concorrere al positivo incremento della cultura complessiva…..
«[…] Abbiamo un irrefrenabile bisogno di comunicazione vera, autentica tra noi. Abbiamo bisogno di impararne di nuovo l’arte, di ritrovarne le radici, che si situano nel cuore e nell’esigenza ultima della persona»

(C.M. Martini, Dare a ciascuno una voce, in Giustizia, etica e politica nella città, Bompiani 2017, p.27)

In senso molto generale: atto dell’informare o dell’informarsi, nel senso di dare, ricevere o ricercare notizia, dato o elemento che consente di avere qualche conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere. L’informazione può essere anche intesa come un contenuto del processo di comunicazione.

Nel linguaggio scientifico, in senso ampio, informazione è il contenuto di novità e d’imprevedibilità di un messaggio intercorrente fra sistemi in relazione. In biologia – informazione genetica – l’insieme dei messaggi ereditari contenuti nella cellula (o più esattamente nei geni dei cromosomi di una cellula), destinati a estrinsecarsi e manifestarsi come caratteri tipici dell’organismo (Dalla voce Informazione dell’Enciclopedia Treccani).

Etimologicamente, dal greco διάλογος, dia-logos: discorso, parola che attraversa. In senso generale, allora: discorso fra due o più persone o tra gruppi diversi; discussione aperta – più o meno concorde – tra persone disposte a ragionare con spirito franco e aperto. In musica, componimento per due o più strumenti. In letteratura, è un trattato in cui, invece della forma espositiva o narrativa, viene usata la forma dialogica: i dialoghi platonici e di Giordano Bruno, e anche il «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo», di Galileo Galilei.

Martin Buber (Il principio dialogico) intende il dialogo come contesto in cui gli oggetti consueti del mondo perdono la caratteristica di “cose”: il dialogo è il luogo in cui si fonda la relazione io-tu, e ciascuno di dialoganti esce dal mondo degli oggetti per divenire “presenza” alla coscienza. Se sto di fronte a un altro come di fronte al mio tu, se gli rivolgo la parola fondamentale io-tu, egli non è più una cosa tra le cose, e anche il mondo non è più fatto di cose ma vive nella luce della relazione. Nel dialogo emerge la relazione nei suoi aspetti essenziali di reciprocità e responsabilità.

Il dialogo, per usare un’espressione cara a Martini, può essere inteso come una conversione alla convivenza delle diversità e dei diversi. A questo punto, nel dialogo ci si riconosce nell’altro e si scopre l’altro in sé.

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Educational - Dialogo

è a cura di Federico Defendenti, Agostino Frigerio, Francesca Perugi, Veronica Ponzellini e Maria Grazia Tanara.